
Autore: Banca Widiba
Data di pubblicazione: 04 febbraio 2026
Gli sportelli bancari si diradano...
... e il valore si sposta dalla presenza fisica alla relazione umana. Per chi lavora ancora in una filiale, questa non è solo una statistica: è un cambio di paradigma che interroga direttamente il proprio futuro professionale.
Il fenomeno della cosiddetta desertificazione bancaria, ossia la progressiva chiusura degli sportelli fisici bancari, è sempre più diffuso, come testimoniano i dati dell’Osservatorio First Cisl.
Un po’ di dati
I dati aggiornati al 31 dicembre 2025 dell’Osservatorio First Cisl evidenziano che gli sportelli in Italia sono scesi a quota 19.140 e che il 44% dei comuni italiani non ha sportelli sul suo territorio.
Per quanto riguarda i residenti, sono 4 milioni e 900mila le persone che vivono in comuni totalmente privi di filiali (244mila persone in più negli ultimi 12 mesi) di cui oltre la metà è priva degli sportelli dal 2015.
Inoltre, 6 milioni e 600mila persone risiedono in comuni che hanno un solo sportello, 284mila in più negli ultimi 12 mesi.
Il business trasloca: dalla filiale alla relazione
La desertificazione degli sportelli è il risultato, tra gli altri, anche del processo di digitalizzazione che prende sempre più piede nell’economia moderna. La diffusione dell’internet banking infatti, fa sì che molti servizi bancari vengano erogati direttamente tramite rete, rendendo meno necessaria la presenza fisica di filiali e di operatori presso gli sportelli.
La desertificazione, se da una parte, è la rappresentazione del disagio che possono vivere, ad esempio, pensionati o piccoli imprenditori hanno maggiori difficoltà a raggiungere il loro interlocutore finanziario, dall’altra, è la prova che l’asse del valore si è spostato.
In questo scenario, il business non scompare, ma cambia indirizzo. Si sposta dalla banca-edificio alla figura del consulente finanziario, il quale rappresenta un vero e proprio punto di riferimento e un ponte che collega le persone ai servizi bancari.
La tecnologia infatti, non può sostituirsi completamente all’essere umano: rimane la necessità di instaurare un rapporto di fiducia e personalizzato nell’ambito della gestione finanziaria. Una figura che faccia da tramite tra il cliente e la propria banca rappresenta un elemento rassicurante e di supporto per la maggior parte dei clienti. La relazione umana rimane dunque un tema centrale: non si passa dalla filiale al digitale senza qualcuno che possa colmare questo gap.
Il consulente finanziario, in un contesto in così rapida evoluzione, svolge un ruolo sempre più centrale, rappresentando un vero e proprio punto di riferimento sul territorio. I consulenti, infatti, tendono a mantenere una presenza capillare proprio nelle aree colpite dalla chiusura delle filiali, contribuendo a colmare il gap lasciato dalla chiusura degli sportelli tradizionali.
Costruendo un solido rapporto di fiducia e personalizzazione, il consulente non si limita a colmare il divario: ricopre una funzione crescente di educazione finanziaria, che va dal supporto agli investimenti alla pianificazione previdenziale e successoria.
Cosa aspettarsi dal futuro
Il futuro dei servizi finanziari va in una direzione sempre più ibrida, in cui la tecnologia continuerà a semplificare le operazioni quotidiane, ma il contributo umano dato dalla figura del consulente finanziario diventerà determinante per ciò che riguarda scelte più importanti della gestione finanziaria. Si tratta infatti di quel tassello essenziale a garantire che la pianificazione del futuro non diventi un’operazione fredda e automatizzata tra un utente e un algoritmo.
La vera domanda che il 2026 pone non è quante filiali chiuderanno ancora, ma quanto del valore creato in questi anni resterà nelle mani del professionista. Per chi lavora nel settore, la sfida è quella di evolvere verso un modello che mette la relazione al primo posto, diventando l'oasi che il mercato sta cercando.
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